Da Gheddafi ad Haftar: la questione libica e il ruolo dell'Italia.

Dopo la recente Conferenza sulla Libia a Palermo occorre fare il punto della situazione e le relative riflessioni, o almeno provarci. Il primo punto da prendere in considerazione è il ritratto che il giornalismo italiano ha fatto del summit di Palermo: traspare un quadro parzialmente negativo, sia per la comune avversione dei maggiori quotidiani verso l'attuale governo italiano sia per l'incognita del futuro della Libia e del ruolo che l'Italia giocherà dopo la Conferenza. ''Repubblica'' titola ''Libia, Haftar diserta il summit di Palermo e la Turchia va via''[1], anche dopo le foto che inquadrano lo stesso Haftar insieme a Conte e Serraj, il presidente libico rivale. Non ha partecipato alla Conferenza , ma ''disertando'' il summit Haftar ha comunque incontrato il ministro degli Esteri francese Le Drian, il primo ministro russo Medvedev e il presidente egiziano al-Sisi, escludendo il delegato turco che è stato l'unico a Palermo ad aver veramente disertato il summit. La domanda sorge spontanea quando si parla della questione libica: quando la Coalizione Internazionale, compresa l'Italia, attaccava la Libia guidata da Muammar Gheddafi, i giornali fecero un quadro negativo dell'accaduto? Criticarono il governo Berlusconi per essersi allineato con la Coalizione contro la Libia? La triste risposta la sappiamo tutti. Criticare il tentativo italiano di dialogo tra i due governi libici dopo aver appoggiato in passato l'intervento in Libia contro il Rais può avere un che di grottesco, ma per la stampa italiana a quanto pare no, anzi è normale. Il secondo punto da considerare è la profonda frattura esistente tra la politica libica e quella italiana. Con il Trattato di Amicizia e Cooperazione [2] firmato a Bengasi il 30 Agosto 2008 veniva sancita la volontà di supporto reciproco e collaborazione tra I'Italia di Silvio Berlusconi e la Libia, a meno di un anno Gheddafi sarebbe giunto a Roma piantando la tipica tenda beduina a Villa Pamphili. Elemento essenziale della vicenda, a cui la stampa italiana ha dato relativa importanza, è la foto che il Rais aveva appuntata sull'uniforme, un'immagine del 1931 che ritraeva Omar al-Mukhtar, eroe nazionale libico nella lotta contro il colonialismo italiano. La foto in bella vista sul petto era evidentemente un monito: non un mero elemento estetico, ma una vera e propria manifestazione carica di significato. La Libia era pronta a collaborare per la stabilizzazione del Mediterraneo regolando l'immigrazione e accettando i contratti petroliferi italiani dell'Eni. Ma allo stesso tempo era pronto a ricordare all'Italia, e soprattutto al governo e all'intera classe politica, cosa erano stati in grado di fare i nostri passati governi in Libia. La firma del Trattato del 2008 e il viaggio a Roma venivano visti come garanzie per Gheddafi, l'Italia si era finalmente presa le proprie responsabilità storiche, scegliendo una via diversa dall'imperialismo sociale ed economico, avviato ancora prima del Fascismo nel 1911 dal quarto governo Giolitti, e quella foto era il simbolo della rinata fiducia libica verso gli italiani, che doveva però passare dall'abbandono delle logiche interventiste ed imperialiste. Poco tempo dopo Barack Obama al G20 dell'Aquila stringerà la mano a Gheddafi. Come si può negare che l'Italia in primis non abbia tradito tristemente la Libia di Gheddafi? Come si può negare che il nostro allineamento all'intervento NATO in Libia non abbia contribuito ai fiumi di sangue che nel 2011 hanno bagnato il suolo libico? Come possiamo aspettarci, dopo tutto ciò, l'immediato successo della Conferenza di Palermo, se la Cirenaica e la Tripolitania sono ancora divise a causa anche del plateale tradimento italiano? Haftar e Serraj sono venuti in Sicilia perché sono ancora in guerra e nessuno dei due vuole essere visto dalle forze occidentali come un nuovo Gheddafi da abbattere. Inutile chiedersi se il summit è stato un fallimento o un successo, le prossime mosse saranno essenziali per fare in modo che Palermo dia i frutti sperati. Sicuramente ne è uscita rafforzata la Russia, ma anche gli Stati Uniti, che ha visto allontanata l'influenza francese sulla questione libica. Infine giova ricordare le parole di Vladimir Putin il 26 Aprile 2011 riguardo all'intervento NATO in Libia [3]: ''Chi ha permesso questo? C'è stato un processo? Chi si è preso il diritto di uccidere quest'uomo, chiunque esso sia? E tutti stanno zitti. Nella risoluzione cosa c'è scritto? Leggetela. C'è l'appello ad andare in Libia per fare qualsiasi cosa si voglia. Ripeto ancora una volta, inizialmente si parlava della chiusura del cielo: tutta l'infrastruttura libica viene distrutta, e in pratica una delle parti in guerra sotto la copertura degli aerei da guerra guadagna terreno. Ma dura e durerà molto a lungo. Penso che dovremmo agire nell'ambito della legge internazionale, con la consapevolezza delle nostre responsabilità, e la preoccupazione per i civili pacifici. Ma quando la cosiddetta ''società civile'' si scaglia contro un piccolo paese con tutte le proprie forze, distruggendo le infrastrutture create nel corso di generazioni, non so se sia un bene o un male, ma a me questo non piace.''

 

 

 

1. https://www.repubblica.it/esteri/2018/11/13/news/libia_la_turchia_haftar_lascia_il_summit_profondamente_delusi_-211546923/

2. Testo completo del trattato all'indirizzo:  http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apritelecomando_wai.asp?codice=16pdl0017390

3. https://www.youtube.com/watch?v=SCIPgtAD_Ic