Gilet gialli: avanzata populista o ennesimo fuoco di paglia?

Da un mese a questa parte in Francia si combatte una vera e propria “guerra civile”: ad oggi il bollettino di guerra riporta più di 80mila agenti tra polizia e gendarmeria impegnati su tutto il territorio d’Oltralpe, quasi 2mila le persone identificate, di cui 1200 in stato di fermo e almeno 200 feriti, per non parlare inoltre dei mezzi blindati impegnati nel centro storico di Parigi e dei gas assordanti e lacrimogeni, nonché dei proiettili di plastica sparati contro le folle. Lo “stato d’emergenza” è entrato in vigore per un’intera giornata nella capitale francese: chiusi i centri commerciali, nonché trenta stazioni della metropolitana, ed è stato eliminato l’arredo pubblico come panchine o vasi, che in qualche modo avrebbero potuto essere utilizzati come oggetti contundenti.

 

Ma come si è arrivati a questo punto?

 

Occorre come da prassi e per correttezza descrivere questo fenomeno procedendo con la descrizione dei fatti che hanno portato oggi a questa sommossa civile.

Le elezioni presidenziali in Francia del 2017 hanno visto vincitore Emmanuel Macron con il Partito “En Marche” al secondo turno contro il “Front National” di Marine Le Pen. Elezioni, quelle francesi, che rispetto alle tornate precedenti hanno visto di molto calare l’affluenza alle urne.

Nel panorama geopolitico, le elezioni d’Oltralpe hanno visto un enorme interesse da parte dell’opinione pubblica internazionale: in primo piano la “sconfitta” dei due principali partiti della storia francese, ovvero il “Partito Socialista” e il “Partito Repubblicano”, che non sono riusciti nemmeno ad arrivare al ballottaggio; un enorme consenso dell’ “estrema destra” del “Front National” e infine la vittoria del “parvenu” Macron, con il suo “En March”.

Proprio Emmanuel Macron è stato il personaggio chiave della tornata elettorale francese: classe 1977, dopo le prime militanze in piccole realtà politiche, inizia ad essere parte attiva del “Partito Socialista” nel 2006, militanza che lo porta a ricoprire la carica di Vicesegretario generale dell’Eliseo e successivamente nominato ministro dell'economia e delle finanze nel secondo governo Valls, sostituendo Arnaud Montebourg.

Un “cursus honorum” di tutto rispetto, se consideriamo anche la sua carriera da associato presso la banca d'affari “Rothschild & Cie Banque”, all'interno della quale, è giusto ricordare, gli viene affidata la responsabilità di una delle più importanti negoziazioni dell'anno, quella tra Nestlé e Pfizer.

All'interno dell’opinione pubblica, Emmanuel Macron viene identificato come il “campione” dell’Unione Europea davanti ai populismi dirompenti: costruisce una campagna elettorale basata sul rilancio delle istituzioni europee e della zona euro; viene inoltre appoggiato da molti leader stranieri come Angela Merkel, Barack Obama e Matteo Renzi, nonché da funzionari dell’Unione Europea come Jean Claude Junker.

Il Governo Macron, che viene visto di buon occhio da parte dei media internazionali, inizia ad affermarsi come simbolo della lotta ai “populismi” in funzione di una Europa sempre più forte e presente.

La Francia è stata la nazione europea che più di tutte ha “pagato” le conseguenze degli attentati terroristici ad opera dello Stato Islamico: fatti che hanno portato all'aumento del già naturale sentimento patriottico d’Oltralpe.

A poco a poco, le periferie e il Nord del paese, strati notoriamente “rossi”, hanno cominciato a guarda favorevolmente al programma di Marine Le Pen (che per la prima volta nella sua storia, è riuscita ad arrivare al ballottaggio).

A tal proposito risulta interessante però interrogarsi sul perché, nonostante la vittoria dell’europeista Macron, il nemico dei populismi, proprio in Francia stiamo assistendo a quello che ad oggi sembra il più grande esempio di lotta di popolo degli ultimi anni.

 

Ma andiamo per ordine: chi sono i Gilet Gialli? Che cosa vogliono?

 

Nel Novembre 2018 tramite un video virale fatto girare tra i social, iniziano a nascere delle contestazioni spontanee in tutto il territorio francese, per contrastare l’aumento del costo del carburante. A tal proposito viene scelto come simbolo il giubbotto catarifrangente di colore giallo che tutti gli automobilisti devono tenere nella propria automobile.

Le manifestazioni si sono svolte in tutto il territorio francese, ma è stato nella Capitale che gli uomini e le donne dei Gilet Gialli hanno manifestato il loro dissenso il quale, dall'iniziale tema del caro vita, è diventato una vera e propria lotta contro una élite politica globalista e finanziaria.

I Gilet Gialli stanno combattendo come popolo contro la deriva mondialista dell'Europa contemporanea.

È interessante notare come l’opinione pubblica d’Oltralpe, e internazionale, veda questo fenomeno: nei Palazzi del Potere si è arrivati a pensare al “complotto” ad opera di Putin e dei suoi “hacker” che continuano l’opera di destabilizzazione del mondo Occidentale (ci piacerebbe sapere quali sono le prove di tale accusa); i ricchi parigini e non solo, continuano a rispettare il “coprifuoco” imposto dalle forze dell’ordine che vuole che non escano dalle proprie abitazioni per paura di ripercussioni da parte del popolo. Sul fronte internazionale invece, diverse fazioni politiche tentano da un lato di denigrare il movimento, mentre dall'altro cercano di fare propria la causa francese: e il caso ad esempio delle dichiarazioni delle Ministro degli Interni del Governo Italiano Matteo Salvini, che ha dichiarato che se fosse stato francese in questo momento appoggerebbe la rivolta dei Gilet Gialli, così come anche i leader del “Movimento 5 Stelle”, o “Potere al Popolo”, o “Casapound”, per non parlare poi dei diverse leader “populisti” internazionali.

Il punto focale del movimento dei Gilet Gialli è che non si identifica con nessuno schieramento politico: è un popolo intero, schierato, che adotta come simbolo comune (oltre al vestiario, da cui prendono il nome) il tricolore francese. Il fatto che a livello internazionale (e non solo) si tenti di orientare ideologicamente questo movimento, ad oggi è soltanto l’ennesima denigrazione da parte di quel globalismo che ci vuole sempre più disuniti davanti alle lotte.

È interessante, in questo frangente, leggere con attenzione il pensiero del politologo Alexsandr Dugin il quale, riguardo ai Gilet Gialli afferma che ''i movimenti populisti sono diretti contro l’élite politica nel suo insieme, senza fare distinzioni, che sia di destra o di sinistra. Questa è la rivolta della periferia della società contro il suo centro''.

In conclusione è giusto però ricordare l’andamento dell’ultima manifestazione parigina dei Gilet Gialli tenutasi il 15 dicembre, dove si è abbassato notevolmente il numero dei partecipanti e che ha avuto meno eco rispetto alle precedenti anche grazie alle misure da 10 miliardi di Euro promesse dall'Eliseo.

Non ci resta che continuare a guardare l’andamento di questo Movimento, che ad oggi si è espanso in paesi come Belgio, Germania e anche Iraq.

La Francia rappresenta in questo contesto storico una possibile nuova avanguardia populista dal basso, a differenza invece dell’Italia dove, per citare sempre Dugin si è instaurato il Primo Governo Populista della storia europea.

Ci auguriamo che questa protesta, prendendo sempre più piega in Europa, e non solo, rappresenti il punto di partenza per una lotta di popoli contro il Mondialismo imperante.