“Non una di meno”. Sì, quando non c’è l’interesse economico dietro

Donne in Arabia Saudita
Donne in Arabia Saudita

Sta facendo scalpore la decisione della Federcalcio di far disputare la finale di Supercoppa Italiana in Arabia Saudita il prossimo 16 gennaio.

Una decisione, quella dei capi federazione, che ha un sapore totalmente economico, difatti, da qualche anno a questa parte, questa competizione sportiva (che vede sfidarsi la squadra vincitrice del Campionato, con la squadra vincitrice della Coppa Italia) viene anche giocata all'estero e non più sui nostri campi. Sarebbe bello pensare a questa decisione come un “dono” della federazione ai tifosi non italiani del “Campionato più bello del Mondo”, eppure, sono palesi gli interessi economici che stanno dietro a questa decisione: ad esempio, le partite in Cina sono state disputate perché, oltre alla grossa popolarità del calcio italiano nel Paese del Dragone, molti imprenditori cinesi investono nelle squadre del Bel Paese. Quest’anno invece la decisione di far disputare la finale in Arabia Saudita.

 

L’Arabia Saudita è un paese del medio-oriente che, pur essendo molto piccolo, ricopre un ruolo fondamentale all'interno dello scacchiere geopolitico internazionale: grandi alleati di Usa e Israele, sono tra i principali produttori di petrolio, tra i principali investitori economici in Occidente (non solo nel calcio, ma anche a livello industriale) ma soprattutto sono tra i maggiori destabilizzatori della loro regione.

 

In Arabia Saudita vige un sistema politico basato sull'interpretazione salafita della Sharia (la legge islamica): un sistema, che prende il nome di “Legge Fondamentale dell’Arabia Saudita”, costituito in 9 capitoli e 83 articoli, che viene aspramente criticato dai maggiori istituti per la tutela dei Diritti Umani (qui ci piace evidenziare il grande paradosso considerando l’amicizia con i maggiori esportatori di Democrazia e Diritti Umani): uno dei motivi per cui questo sistema viene altamente criticato è riguardo le donne; su questo punto nella relazione del 2000 di “Amnesty International” sull'Arabia Saudita viene detto: “ la discussione sulla discriminazione contro le donne e il loro status di cittadine di seconda classe è stata per lungo tempo un tabù, intoccabile anche per le più alte autorità statali nel paese, nonostante tutta la miseria e la sofferenza delle donne per nessun altro motivo che essere nate tali”.

 

Il nostro calcio (tristemente noto anche per fatti di cronaca nera) vuole iniziare ad essere un prodotto per famiglie: in tutte le città che ospitano squadre di Serie A, ad esempio, nel periodo abbonamenti sono solite campagne pubblicitarie che ritraggono il padre con i figli, o famiglie intere che vanno allo stadio a tifare per la loro squadra del cuore; anche da un punto di vista televisivo viene portato avanti questo messaggio in quanto non sono poche le riprese sugli spalti dove vengono immortalate immagini di famiglie intere, eppure, nonostante a giocare questa partita saranno rispettivamente Juventus e Milan, due delle squadre più tifate in Italia e nel mondo, questa Supercoppa verrà giocata in un Paese dove le donne, quindi mogli, madri, figlie e nipoti potranno andare allo stadio solo se “accompagnate” da un uomo.

Tutto ciò mostra dei paradossi non indifferenti, non solo da un punto di vista umano: l’Italia ad esempio ha una grande tradizione di tifo al femminile; ma anche da un punto di vista politico e sociale: se alcuni leader politici, nel corso della loro “campagna elettorale perpetua”, hanno espresso il loro disaccordo riguardo la decisione della Federcalcio come Matteo Salvini o Giorgia Meloni, questa notizia è invece caduta nel dimenticatoio all'interno dei salotti della sinistra benpensante, e non solo quella.

Dove sono finite le anime belle della sinistra, sempre in prima linea a difendere i diritti civili di mezzo mondo? Forse la condizione della donna risulta interessante solo quando si tratta di andare a condannare il “cattivo” di turno.

 

È giusto, prima di continuare, chiarire quella che è la posizione dell’ “Osservatorio Eurasiatico”: noi ci poniamo in disaccordo con la scelta della Federcalcio, non per le motivazioni (seppur valide e condivisibili) portate avanti da certi leader, ma perché l’Arabia Saudita è uno stato criminale, al servizio di Lobby finanziarie, che ha fatto del mercato e della destabilizzazione dei popoli il suo mantra, e, da italiani, ed eurasiatisti, proviamo vergogna nel vedere bistrattata, non solo la figura della donna, ma anche un nostro prodotto di mercato come lo è il Campionato di Serie A.

 

Ci teniamo inoltre a “tirare le orecchie” (metaforicamente parlando, non vorremmo essere accusati di violenza) alle sigle femministe e LGTBQ+, da sempre in prima linea quando si parla di diritti violati in tutto il mondo, ma che in questa circostanza non hanno neanche espresso una parola.

Nuovamente il mondo dei diritti umani si rivela ciò che è sempre stato: un’accozzaglia di perbenismo che nasconde un volto di ignoranza.

 

Purtroppo non abbiamo la forza per potere manifestare il nostro dissenso apertamente, siamo consapevoli che questa partita verrà giocata, ma in cuor nostro siamo consapevoli che potendo dire la nostra possiamo essere sempre pronti a combattere contro questo mondo liberista fuori controllo.

 

 

Ci verrebbe da concludere con un “e che vinca il migliore”, vogliamo invece augurarci che possa vincere il popolo saudita e che possa liberarsi dalla tirannia che lo affligge e che, certi benpensanti, per coerenza, iniziassero a non chiudere gli occhi davanti alle ingiustizie.