Preparativi americani per la guerra contro l'Iran. Non sono bastate Siria e Iraq

Le basi americane in Medio Oriente circondano l'Iran.
Le basi americane in Medio Oriente circondano l'Iran.

La guerra fredda sembra non essere mai finita. L'atmosfera risulta essere sempre più tesa. Al comunismo sovietico ora si è sostituito un non ben definito asse del male, axis of evil, già indicato da Bush nel gennaio 2002. Se al tempo l'asse era costituito da Iraq, Iran e Corea del Nord, ora al primo posto c'è la Cina, seguita dalla Russia e la sempre presente Repubblica Islamica dell'Iran. Questo paese non ha mai smesso di essere considerato come uno stato potenzialmente pericoloso dagli Stati Uniti, da quando nel 1979 l'ascesa dell'Ayatollah Khomeyni sganciò la terra persiana dal sistema economico liberal-capitalista, riprendendo il controllo delle proprie finanze dopo troppi anni di dipendenza economico-sociale. Da quel momento l'America sventola lo spettro dell'islam radicale per condizionare le relazioni e i comportamenti dei vari stati nei confronti dell'Iran. 

 

Negli ultimi tempi gli attacchi politici nei confronti della Repubblica Islamica sono aumentati, con l'inasprimento delle sanzioni occidentali e con un'aperta campagna diffamatoria contro la società iraniana, troppo conservatrice e legata a logiche considerate grezze e antiche, troppo lontane dalla mentalità modernista di America e UE, dove vige invece la logica del divertimento obbligatorio e la religione del libero mercato. 

 

L'ultima vicenda, non poco scandalosa, riguarda il Summit organizzato dall'amministrazione americana a Varsavia riguardo il Medio Oriente e non solo, come dichiara Mike Pompeo a FOX News, ma anche su ''pace, libertà e sicurezza in questa regione, e ciò include un importante elemento per assicurarsi che l'Iran non sia un'influenza destabilizzante". Questi recenti eventi sono una conferma dello stato completamente coloniale e dipendente della Polonia. Basta che si muova un dito a Washington e la narrazione politica di Varsavia è immediatamente passata dalla campagna anti-russa a quella anti-cinese e anti-iraniana, senza neanche simulare alcun reale pericolo per gli interessi polacchi. La cosa che lo rende scandaloso è proprio il mancato invito all'Iran, attore chiave nello scenario medio orientale. Il summit è stato indetto per parlare del Medio Oriente, ma in un funzione anti-iraniana. Non si cercherà una soluzione ai problemi che, è bene ricordarlo, soprattutto l'America ha procurato all'intera regione. Si cercherà una soluzione per risolvere l'ultimo grande ostacolo che si frappone tra gli Stati Uniti e il totale controllo del Medio Oriente, cioè la Repubblica Islamica. Come ha affermato Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, non è un summit ma ''un circo anti-iraniano''. Dopo la stagnazione della situazione afghana, l'apparente fallimento in Iraq e il totale cedimento in Siria, l'unica area rimasta su cui concentrare l'attenzione americana rimane quella iraniana. La rivoluzione del 1979 non è mai andata giù agli Stati Uniti: considerato dagli americani il proprio gendarme nel Golfo Persico, l'Iran ora è diventato uno stato sovrano, gendarme di nessuno, se non del proprio popolo. 

 

Risulta bizzarro poi che la nazione che più di tutti ha contribuito a destabilizzare il Medio Oriente ora decida di usare l'Europa per discutere del futuro geopolitico della regione, invocando una presa di posizione di tutti gli stati contro l'Iran. Essendo Trump un conservatore, le varie diplomazie europee, attualmente di stampo più progressista, sembrano scettiche sul circo anti-iraniano in Polonia. E' sempre più accanito lo scontro tra le colonie americane e l'Europa ''meno colonizzata'' per mantenere saldi i legami economici con l'Iran. Il ministro degli Esteri polacco Jacek Czaputowicz ha detto che spera che la conferenza fornirà una nuova piattaforma per il dialogo internazionale e permetterà agli Stati Uniti di trovare un terreno comune sull'Iran. C'è da sperare che la Polonia non si avventuri in uno spregiudicato appoggio ai futuri piani americani, e soprattutto che lo scetticismo delle diplomazie europee dia origine ad una decisa presa di posizione contraria all'aperta ostilità verso la Repubblica Islamica dell'Iran.