Terrorismo economico: nuovo record dei prezzi, gli Stati Uniti tentano di azzerare l'export iraniano e l'Italia rischia non poco

Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif si dichiara scioccato dalla decisione degli Stati Uniti di revocare le esenzioni ai clienti petroliferi dell'Iran, descrivendola come terrorismo economico e un segno della disperazione di Washington. "L'escalation del terrorismo economico contro gli iraniani è un chiaro sintomo del panico e della disperazione del regime statunitense - e i cronici fallimenti dei suoi co-cospiratori".

 

Si è rivolto poi al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e alla sua amministrazione i quali chiesero all'Iran di cambiare la propria politica estera, dicendo: "Gli eredi dell'antica civiltà persiana non basano la strategia sul consiglio degli stranieri - per non parlare degli americani".

La Casa Bianca ha detto oggi che le esenzioni per la Cina, l'India, il Giappone, la Corea del Sud e la Turchia scadranno a maggio, dopo di che potrebbero affrontare le stesse sanzioni statunitensi.

Questa decisione ha lo scopo di portare a zero le esportazioni di petrolio dell'Iran. L'Iran ha insistito che le sanzioni sono illegali attribuendo "nessun valore o credibilità" alle deroghe.

 

I prezzi del petrolio sono saliti al massimo degli ultimi sei mesi dopo che l'amministrazione Trump ha dichiarato che avrebbe posto fine alle rinunce che consentono ai paesi di importare petrolio iraniano.

Il Giappone e la Corea del Sud sono fortemente dipendenti dal petrolio straniero, specialmente dall'Iran, e Pompeo ha detto che l'amministrazione ha cercato di trovare alternative. Ma la mossa di lunedì potrebbe mettere a dura prova le relazioni - già testate su questioni commerciali e la politica americana nei confronti della Corea del Nord - con questi stretti alleati.

È un problema ancora più grande per l'India, che è sotto pressione americana anche per tagliare gli acquisti di petrolio dal Venezuela. L'Iran è uno dei principali fornitori di petrolio di Delhi. Ma l'India ha anche profondi legami culturali e politici con Teheran, che rendono difficile l'adesione ai tentativi degli Stati Uniti contro il paese erede dell'Impero persiano.

La Cina è l'altro grande cliente dell'Iran: ha criticato la decisione degli Stati Uniti, dicendo che il suo commercio è perfettamente legale e che gli Stati Uniti non hanno alcuna giurisdizione per interferire. La domanda è se Pechino cercherà di aggirare le sanzioni attraverso società non legate al sistema finanziario statunitense.

La Turchia è stata ancora più esplicita nel fare pressioni per un'estensione alla rinuncia. Ankara sostiene che ha fortemente bisogno del petrolio, e che come paese ''vicino'' non può tagliare i legami con l'Iran e inoltre la campagna di pressione non funzionerà comunque.

 

Per quanto riguarda l'Italia la Coldiretti ha affermato che il conseguente aumento dei carburanti colpirà almeno l'85% delle spese per i costi commerciali e di lavoro. Con un effetto a valanga esiste il rischio che l'aumento esorbitante dei prezzi provochi disagi in molti altri settori se non vengono trovate alternative per contrastare le future spese in forte aumento.